DOPO MIRAFIORI TOCCA A CASSINO!

Cassino -

Ancora una volta la FIAT tenta di dare la spallata finale a quel che resta dei diritti dei lavoratori, già così colpiti da anni di accordi sindacali compromissori, di leggi liberticide,di lacci e laccioli che avvinghiano i lavoratori e non le aziende, come vorrebbero far credere la Confindustria il Governo, le varie forze politiche che bivaccano nelle aule parlamentari, veri fannulloni , assenteisti e con una produttività ridicola se rapportata a quella degli altri parlamenti occidentali.

Proprio da costoro sono pervenuti i più pressanti inviti ai lavoratori della FIAT a subire il ricatto dell’azienda e dai loro organi di stampa, dalle loro televisioni, dai loro pulpiti.

Infatti Marchionne ha dichiarato di voler procedere ad attuare il modello contrattuale “POMIGLIANO” allo stabilimento di Mirafiori e successivamente a tutti gli altri stabilimenti , passando per quello di Piedimonte San Germano.

A CASSINO COME A POMIGLIANO?

Per ottenere condizioni di lavoro di supersfruttamento e un regime da caserma nelle fabbriche, come quello imposto con l'accordo separato alla Fiat di Pomigliano,l’amministratore delegato della FIAT batte e ribatte sul tasto della produttività. "C'è bisogno di stabilimenti competitivi". E per forzare la mano porta il confronto non con realtà "più vicine" come la Francia e la Germania ma con la Polonia dove la politica del governo è sbracatamente filopadronale, le tutele sindacali e contrattuali sono quasi inesistenti e il ricatto occupazionale e fortissimo.

Tempi duri per gli operai della Fiat di Cassino. Il 2011 si prevede un anno di lotte!

La notizia certa e che la Fiat avendo creato una newco, Fabbrica Italia Pomigliano. Rende di fatti incompatibile il contratto nazionale dei metalmeccanici che regola i rapporti con i dipendenti.

Fra i lavoratori il malessere si taglia col coltello. L’organizzazione del lavoro, negli anni, è peggiorata. Negli anni 80’ si facevano diverse pause fra una vettura e l’altra. In questo modo, si riusciva a capire la lavorazione che si stava eseguendo e a farla bene. Se qualcosa non andava, c’era il tempo per rimediare, mentre adesso è impossibile. Per il momento, chi non regge il passo chiama il collega più vicino per farsi aiutare, e ogni tanto intere linee sono costrette a fermarsi per aspettare chi è in ritardo".

L’azienda non ha ancora ufficialmente consegnato al personale i tempi di lavorazione, anche se i carichi di lavoro sono già stati commisurati in base alla nuova metrica. Lo farà nei primi mesi del 2011,, quando, secondo i piani della Fiat, attuerà il contratto “POMIGLIANO” anche a Cassino .

Nel 2011 ci saranno di sicuro scioperi spontanei a catena: quando, soprattutto per i lavoratori più anziani, abituati da decenni a un determinato ciclo, sarà impossibile sostenere i nuovi carichi di lavoro".

Gli effetti della nuova contrattazione e dei nuovi ritmi "giapponesi" non hanno tarderanno a farsi sentire anche sul piano della sicurezza. basteranno poche settimane per registrare un aumento considerevole degli infortuni. Senza dimenticare che già un 20 per cento di lavoratori è affetto da forme d’invalidità e considerato a ridotte capacità lavorative dall’azienda: molti di questi sono già stati scaricati e trasferiti in reparti confino.

Le patologie più frequenti riguardano gli arti e la schiena: slogature, contusioni, tutte causate dalla fretta con cui si è costretti a lavorare. E a vigilare sulla sicurezza in azienda non c’è nessuno: gli Rls , sono impreparati e non hanno avuto una adeguata formazione.

Anche questo capitolo è materia di scontro fra azienda e USB Lavoro Privato.

"A noi interessa discutere di un progetto serio occupazionale , non di assunzioni fatte in modo clientelare dall’azienda, che ricatta in stile mafioso i dipendenti, promettendo di assumere i loro figli se si comporteranno bene.

Il sindacato USB Lavoro privato lotterà al fine di evitare che l’effetto di ritorno delle delocalizzazioni si trasformi nell’importazione dei metodi di lavoro e della mancanza di regole e diritti in uso nei paesi dell’est europeo o dei paesi del terzo mondo.

I lavoratori di Pomigliano ci hanno indicato un percorso coerente con la loro storia, e di questa ci faremo interpreti dentro e fuori lo stabilimento, a Cassino come nel resto del Paese.

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