Electrolux–Midea: basta giochi sulla pelle dei lavoratori. Il governo convochi subito il tavolo

Pordenone -

L’interesse del gruppo Midea per le attività europee di Electrolux conferma una dinamica ormai strutturale: le scelte industriali vengono determinate all’interno di una competizione globale tra grandi gruppi, mentre il costo delle ristrutturazioni continua a ricadere su lavoratrici e lavoratori.

 

In Italia il gruppo conta circa 4.500 occupati, di cui 1.300 nello stabilimento di Porcia. Migliaia di famiglie che oggi non hanno alcuna certezza sul proprio futuro, a fronte di un’azienda che si muove senza presentare un piano industriale credibile per il nostro Paese e per l’Europa, nonostante una marginalità dichiarata attorno al 4% e gli impegni assunti nei precedenti tavoli governativi.

 

Questa operazione si inserisce in un contesto più ampio in cui la Repubblica Popolare Cinese sostiene da anni i propri gruppi industriali attraverso politiche di pianificazione, intervento pubblico e presidio delle filiere strategiche, utilizzando anche il settore degli elettrodomestici come leva di espansione globale. Al contrario, Europa e Italia continuano a distinguersi per l’assenza di una politica industriale, lasciando piena discrezionalità alle multinazionali e accettando la ristrutturazione o la dismissione di interi comparti produttivi senza vincoli reali.

 

Si tratta di una responsabilità politica precisa: aver consegnato il destino dell’industria e del lavoro alle sole logiche del mercato e della speculazione. Non è più accettabile che il cosiddetto libero mercato venga utilizzato come giustificazione per smantellare il patrimonio industriale del Paese. È necessario un intervento pubblico diretto, con il coinvolgimento dei lavoratori e strumenti di controllo sulle produzioni strategiche.

 

In assenza di un intervento immediato, lo scenario è già noto: riduzione della capacità produttiva, delocalizzazioni, peggioramento delle condizioni di lavoro sotto la minaccia costante di chiusure e perdita di occupazione.

 

Per questo USB chiede la convocazione immediata di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali.

 

In quella sede devono essere definiti impegni chiari e vincolanti:

 

attivazione degli strumenti di golden power a tutela degli asset strategici;

garanzie occupazionali per tutti i lavoratori, con il blocco dei licenziamenti;

continuità produttiva per tutti i siti, a partire da Cerreto fino a Porcia;

presentazione di un piano industriale con investimenti certi in Italia, coerente con gli impegni già assunti nel 2025;

superamento del sistema di appalti, subappalti ed esternalizzazioni che frammentano il lavoro e comprimono diritti e salari.

 

In assenza di questi elementi, qualsiasi operazione deve essere considerata inaccettabile sotto ogni profilo.

 

USB non è disponibile ad assistere all’ennesima ristrutturazione scaricata sui lavoratori e non parteciperà a tavoli finalizzati esclusivamente alla gestione degli esuberi. Senza risposte immediate e concrete, verrà costruita una mobilitazione conflittuale dentro e fuori dalle fabbriche.

 

USB Lavoro Privato - Categoria Operaia dell'industria Nazionale