IBM: il tritacarne di posti di lavoro

Il 6 luglio l’IBM ha comunicato la decisione di cedere un altro pezzo di attività, l’IBM Workload Scheduler (IWS) alla HCL Technologies Italy la filiale italiana dell’Holding Indiana. Nel tritacarne della transazione finiscono anche settantacinque dipendenti, tutti della sede di Roma, ceduti a titolo definitivo al contrario del prodotto IWS che viene ceduto solo parzialmente.  HCL, secondo quanto si può capire, avrà in capo l’assistenza e lo sviluppo del prodotto verso i suoi acquirenti, mentre non è ancora chiaro se IBM nell’operazione cederà parte del portafoglio clienti.


 IBM da tempo ha avviato un drastico piano di ristrutturazione che si dipana su scala internazionale con licenziamenti, chiusure di stabilimenti e appunto cessioni di ramo d’azienda. Il disegno di IBM è orientato a mantenere al suo interno la parte decisionale, di sistema, e a cedere le attività di manutenzione, l’assistenza e i prodotti maturi ad aziende fornitrici.  In molti casi si tratta di aziende collocate in aree geografiche con un costo del lavoro e livelli di sfruttamento più alto, nel caso di Adecco/Modis e HCL invece troviamo aziende con filiali italiane che non vedono l’ora di disfarsi dei vecchi e costosi impiegati per assumere con il jobs act.  Per IBM è un’operazione a costo zero, alla multinazionale poco interessa le pesanti ricadute sociali e umane sui lavoratori e le loro famiglie.


Dal dicembre 2015 ad oggi solo in Italia sono centinaia i tecnici e gli impiegati messi alla porta, alcuni ceduti all’Adecco Modis e tuttora in lotta, altri licenziati attraverso la mobilità, altri ancora come i dipendenti 100% IBM della Sistemi informativi stanno lottando contro 156 licenziamenti richiesti dalla capofila.


Giù  le mani dai posti di lavoro


Le leggi sul lavoro come il Jobs Act,  insieme alle riforme che hanno peggiorato gli ammortizzatori sociali e le pensioni, hanno messo i datori di lavoro come IBM  nelle possibilità di tagliare teste.   La multinazionale sta utilizzando la tattica di attaccare azienda dopo azienda, settore dopo settore per questa ragione  è ora di avviare un’unica  vertenza e una mobilitazione generale per difendere l’occupazione, mettere insieme i lavoratori ora in Modis, quelli ancora in IBM e quelli dei sistemi Informativi.
Siamo fortemente contrari a quest’ennesima vendita che per di più sembra priva dei requisiti industriali e gestionali necessari, e come stato per i dipendenti venduti a Modis siamo pronti a sostenere i tecnici IBM IWS legalmente e sindacalmente. 

 
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