IBM, l’ennesima ristrutturazione che produrrà centinaia di licenziamenti

Roma -

IBM ha avviato una ristrutturazione colossale, la più grande nella sua storia. A fine 2021 si prevede lo scorporo dell’azienda con la creazione di una NewCo, un’operazione che da sola prevede il licenziamento di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. 

In Italia si parla di circa 1000 (850) persone che dovranno uscire da un gruppo che comprende IBM Italia, Sistemi Informativi, VTS, Intesa e molto probabilmente anche Modis, azienda del gruppo Adecco che ha assorbito 300 lavoratori esternalizzati proprio da una delle ristrutturazioni IBM e che secondo i tribunali sono stati ceduti illegittimamente. Sono esclusi dalla ristrutturazione solo i dipendenti del CIC, forse perché facili da licenziare vista l’età e i loro attuali contratti. Tagli a due decimali come piace dire a IBM, la media di una persona licenziata su 6, che in alcuni reparti sappiamo colpirà una persona su due.

Il dramma è che tutto questo si continua a verificare nonostante gli ingenti finanziamenti che le aziende dell’Information Technology ricevono dallo Stato. Solo con il Recovery Plan si pensa di destinare il 48,7% delle risorse proprio alla digitalizzazione e innovazione. Ma tutti questi finanziamenti, a cui si vanno ad aggiungere i sostanziosi risparmi che arrivano dall’uso massiccio dello smart working, non dovrebbero servire prima di tutto a salvaguardare l’occupazione e a creare nuovi posti di lavoro?

Al contrario, l’atteggiamento delle multinazionali del settore resta quello di sempre, sfruttare la manodopera fino a che non diventa troppo onerosa, per poi liberarsene dietro l’ennesima ristrutturazione creata ad hoc. In questi anni, la ristrutturazione ciclica imposta da IBM, ha premuto verso il licenziamento “incentivato”, e non di lavoratori anziani o marchiati come IDLE, (lavoratori inattivi). Il risultato è che oggi all’alba di questa nuova procedura di licenziamento sono rimaste veramente poche persone pensionabili.

Sull’operazione di scorporo, pesano delle grandi incognite, sia dal punto di vista commerciale e sia per il futuro occupazionale e professionale dei lavoratori. Quanto lavoro, quante commesse, qual è il valore aziendale e quali saranno i lavoratori che andranno a finire nella NewCo designata a gestire sistemi, HW e assistenza? Quanto di tutto questo rimarrà in IBM, che manterrà la parte legata al Cloud e quindi agli sviluppi legati all’Intelligenza Artificiale?

Colpisce il lasciar fare di cui gode un’azienda come IBM che lavora su commesse istituzionali, che si candida a gestire in maniera dominante, attraverso l’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione tecnologica che impatterà la Pubblica Amministrazione, le infrastrutture e il sistema industriale e finanziario. Tuttavia nonostante ci siano in ballo migliaia di posti di lavoro, l’indirizzo di sviluppo delle infrastrutture  pubbliche e private, questa viene liquidata come una procedura di routine.

A noi poco importa la leggendaria vecchietta del Wyoming che riceverà un pacchetto di azioni NewCo o che IBM mantenga il marchio leggendario.

USB denuncia la poca trasparenza dell’operazione, e chiede che si apra un tavolo istituzionale su tutta l’operazione, chiede garanzie occupazionali e il rispetto della dignità umana in una operazione che coinvolge tutto il bacino IBM (IBM, Modis, SI, VTS) e dai costi sociali alti, troppo alti che pesano sulla collettività.
 

Roma 19 dicembre 2020         

 

RSU USB IBM, Modis, Sistemi Informativi

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