ismissione area a caldo Arvedi, USB proclama lo stato di agitazione in Siderurgica Triestina

Roma -

La nostra organizzazione osservando quanto sta avvenendo nelle ultime ore, in merito al futuro dell'area a caldo di Acciaieria Arvedi, ritiene sia necessario che la società chiarisca da subito alle organizzazioni sindacali ed alle istituzioni quali sono le prospettive industriali e occupazionali per tutto il gruppo presente sul sito di Trieste. Su questo la RSU USB in Siderurgica Triestina ha proclamato lo stato di agitazione, minacciando lo sciopero ad oltranza in mancanza di un confronto con l'azienda.

 

Oltre alla necessità di aver chiarezza delle scelte del Cavalier Giovanni Arvedi, per USB un percorso di dismissione dell'area a caldo, non può prescindere dall'impegno istituzionale sulle garanzie derivanti dal piano organico del porto (in cui Siderurgica Triestina è direttamente coinvolta) ed esplicitando quali sono oggi concretamente gli scenari di nuovo insediamento industriale basato sugli impegni assunti in merito allo sfruttamento dell'extraterritorialità doganale ai fini manifatturieri prevista dalla L.84/94 e sbloccata dal decreto Delrio-Padovan del luglio 2017. E' passato da allora molto tempo e non stiamo vedendo ancora nulla di concreto.

 

La lettera inviata dalla direzione di Arvedi e che apre al percorso di dismissione dell'area a caldo rischia di essere l'ennesimo strumento aziendale per far pagare (nuovamente) ai lavoratori, al soggetto pubblico ed alla città di Trieste il costo di un'operazione di cassa: i posti di lavoro li dovrebbe garantirli qualcun altro, ma ulteriori risorse pubbliche andrebbero elargite ancora all'azienda che si sta sganciando dai suoi stessi impegni.

 

La nostra organizzazione chiede l'intervento immediato dei soggetti che oggi devono rispondere ai temi che come organizzazione stiamo sollevando ormai da tempo; USB pensa che un percorso che presupponga la chiusura dell'area a caldo sia assolutamente possibile se inserito in un contesto che parta dal contesto reale: perché se oggi qualcuno pensa che il porto sia la soluzione di tutto, abbiamo su questo già avuto risposta e smentite dai diretti interessati ed anche dallo stesso Zeno D'agostino (Presidente dell'Autorità Portuale di Trieste) che da sempre afferma che: “in merito al tema sia cittadino che occupazionale il porto non può farcela da solo se non viene inserito in un contesto più ampio di discussione, che riguardi impegni istituzionali precisi sulla città di Trieste e quello che si vuole fare “da grandi”, guardando alla strategia industriale, le filiere produttive ed un percorso chiaro di trasformazione tecnologica agganciato alla ricerca sul nostro territorio”.

 

USB infine crede convintamente che questo percorso debba avvenire attraverso l'intervento diretto del soggetto pubblico che dovrebbe ad esempio riappropriarsi delle aree portuali e delle infrastrutture per dare centralità alla città di Trieste e per impedire che avvengano nuovamente situazioni di ricatto occupazionale a discapito del bene comune.

Trieste 03/09/2019

Per l'esecutivo provinciale - USB Lavoro Privato Trieste

Sasha Colautti

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