Piaggio, Pontedera: non pagheremo il vostro fallimento
Solo poche settimane fa Piaggio celebrava gli ottant'anni della Vespa. Passerelle, cerimonie, ospiti illustri, dichiarazioni trionfali. Ci veniva raccontata una storia fatta di eccellenza, innovazione e successo. Ora, però, la realtà presenta il conto.
Dopo mesi di utilizzo intensivo dei lavoratori, dopo l'ingresso di centinaia di contratti a termine, dopo nuove assunzioni e dopo aver preteso la massima disponibilità per sostenere i volumi produttivi, l'azienda annuncia la chiusura dello stabilimento di Pontedera dal 15 al 22 giugno, consumando gli ultimi cinque permessi collettivi rimasti. È esattamente ciò che avevamo denunciato quando due PAR furono sottratti alla disponibilità individuale dei lavoratori per essere trasformati in permessi collettivi. Una scelta presentata come un passo avanti ma che aveva un obiettivo ben preciso: aumentare il potere dell'azienda nell'organizzazione delle fermate produttive, garantendole maggiore flessibilità e lasciando i lavoratori con meno strumenti per gestire autonomamente il proprio tempo. Oggi ne vediamo le conseguenze. Ancora una volta sono gli operai a subire gli effetti di decisioni che non hanno preso e di una situazione che non hanno determinato.
Da tempo denunciamo l'assenza di una vera strategia industriale per Pontedera, la progressiva riduzione degli investimenti, la mancanza di nuovi progetti e il ridimensionamento di settori strategici. Le nostre denunce sono state ignorate perché avrebbero incrinato una narrazione costruita sull'immagine e sulle celebrazioni. I fatti, però, parlano da soli. Non esiste alcun piano di rilancio. Non esiste una prospettiva industriale credibile. Esiste soltanto una gestione che procede a vista, utilizzando ammortizzatori sociali, precarietà e sacrifici dei lavoratori come strumenti ordinari per mascherare il fallimento delle proprie scelte. Mentre la proprietà continua a tutelare i propri interessi, ai lavoratori viene chiesto ancora una volta di sostenere il peso della crisi. La logica è sempre la stessa: quando c'è da produrre si pretende disponibilità totale; quando emergono i problemi, le conseguenze ricadono su chi lavora.
In questa situazione pesa anche il ruolo di quelle organizzazioni sindacali che hanno scelto la strada della collaborazione permanente con l'azienda. Hanno accettato arretramenti, giustificato sacrifici e firmato accordi presentati come inevitabili. Hanno raccontato che tutto andava nella giusta direzione mentre venivano meno investimenti, prospettive e garanzie per il futuro dello stabilimento. Oggi è giusto chiedere conto delle conseguenze di quelle scelte, perché hanno contribuito a costruire la situazione che i lavoratori stanno pagando. Chi ha sostenuto le decisioni aziendali e applaudito alle promesse di rilancio dovrebbe spiegare perché i lavoratori si ritrovano ancora una volta a casa per una settimana di chiusura imposta.
Ancora più grave è il silenzio della politica. Pontedera rappresenta uno dei principali siti industriali del Paese, eppure nessuno interviene. Nessuno chiede conto degli investimenti mancati. Nessuno pretende garanzie occupazionali e industriali. Nessuno mette in discussione un modello che privatizza i profitti e trasferisce sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulla collettività il costo dei propri errori. Le istituzioni compaiono nelle fotografie delle visite ufficiali e delle celebrazioni. Quando si tratta di difendere il lavoro e il futuro industriale del territorio, scompaiono.
È arrivato il momento di dire basta. Basta sacrifici imposti sempre ai lavoratori. Basta ammortizzatori sociali utilizzati come strumento ordinario di gestione. Basta precarietà. Basta complicità sindacali. Basta silenzi politici.
Per troppo tempo hanno utilizzato il nome della Vespa per costruire profitti, immagine e consenso. Oggi dimostrano quanto poco contino i lavoratori quando si tratta di assumersi gli oneri delle proprie decisioni. Quando c'è da vantarsi dei risultati gli operai vengono esibiti; quando arrivano le difficoltà vengono lasciati soli.
Per anni è stata chiesta responsabilità ai lavoratori. Adesso è il momento di chiedere conto a chi ha guidato questa azienda, a chi ha avallato scelte senza prospettiva e a chi ha rinunciato al proprio ruolo di difesa dei lavoratori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una fabbrica senza prospettive, lavoratori a casa e un territorio lasciato senza risposte. Azienda, politica e sindacati compiacenti hanno accompagnato Pontedera dentro questo vicolo cieco. Nessuno può chiamarsi fuori. Noi non accetteremo di pagare ancora.
I lavoratori non devono più subire. Devono organizzarsi, mobilitarsi e lottare.
Ii futuro di Pontedera non si celebra. Si conquista con la lotta.
RSU USB Piaggio