QUANDO LA FEROCIA DEL CAPITALE IMPUGNA IL MANGANELLO…

Nazionale -

Non era bastata, al di là delle usuali rodomontate di Renzi, l’approvazione del primo atto del Jobs Act con il suo carico di demolizione di buona parte di quel che restava della legislazione del lavoro, completata poi con le recente delega sul secondo atto del Jobs Act che, di fatto, sancisce la totale supremazia del capitale sul lavoro, a rappresentare concretamente quello che da anni ormai andiamo dicendo: il rovesciamento della lotta di classe condotta dai padroni contro i lavoratori e le lavoratrici di questo paese.

Non era bastato l’attacco alla Costituzione- non scritta certo da bolscevichi inebriati da ardori rivoluzionari- con il proposito di restringere la rappresentanza popolare, ma non quella della lobbies, abolendo il Senato elettivo e sostituendolo con i rappresentanti dei Consigli Regionali.

Non erano bastati gli attacchi ai lavoratori pubblici, indicati come il male alla massima potenza, detentori di incredibili privilegi per far passare sotto silenzio il fatto che da 7 anni non si rinnovano i contratti.

Non erano bastati gli attacchi ai lavoratori, pubblici e privati, detentori di incredibili privilegi quali il lavoro a tempo indeterminato, per abbattere i cosiddetti lacci e laccioli che ancora impedivano, sempre di meno, il libero dispiegarsi della precarietà, altro che futuro per i giovani!

Non era bastata l’emanazione della Legge di Stabilità per il 2015 piena di tagli agli enti locali, alla sanità , alla scuola che si tradurranno necessariamente nella quasi totale abolizione dei servizi pubblici , nella privatizzazione dei servizi sociali con caratteristiche di welfare dei miserabili.

Dove erano quelli che oggi, dall’interno del PD e di CGIL CISL UIL, tentano di ricrearsi una verginità , quando in Parlamento si approvava il pareggio di bilancio in Costituzione, imposto dalla Commissione europea: Erano lì ad alzare la manina e a dire sì!

Servivano le manganellate ai lavoratori delle Acciaierie di Terni per muovere lo sdegno dei benpensanti e degli oppositori ‘a schiuma frenata’ ; tutto un coro di ipocriti ‘non esageriamo’.

Ma era stato lo stesso Renzi a dire “ Ci sono cose che vanno cambiate in modo quasi violento, nel senso del procedimento, non della via men che pacifica. Ci vuole un cambiamento radicale, strutturale, profondo su tutto”.

Qualcuno l’aveva presa come l’ennesima boutade ma in realtà rappresentava bene la ferocia con cui i poteri finanziari ed economici stanno affrontando una crisi che è la più lunga da un secolo a questa parte e che non trova soluzioni all’interno del sistema capitalistico. Poteri che sono rappresentati dall’Europa Unita, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, come non ci stanchiamo di ripetere da anni e come finora hanno fatto finta di non vedere i sindacalisti nostrani quali Camusso e compagnia cantante tutti intenti preservare la loro egemonia con accordi, come quello del 10 gennaio sulla rappresentanza sindacale, che non servono a garantirli quando lo scontro diventa veramente duro.

Sbaglierebbero coloro i quali volessero ascrivere allo scontro interno al PD quanto successo ieri agli operai della Thyssen, a cui va tutta la nostra incondizionata solidarietà, a nostro parere si tratta di ben altro, si tratta di far capire che in questo scontro feroce in atto tra le ragioni del lavoro e la ferocia del capitale non ce n’è per nessuno, che ogni spazio di mediazione è chiuso.

La stessa ferocia che da mesi a questa parte è stata riservata a tutti coloro che nei mille focolai di lotta, da chi difende i posti di lavoro, alla VaL Susa, agli occupanti delle case, hanno tentato di affermare diritti e obiettivi contrari agli interessi dei vari potentati economici.

E quando il rifiuto del confronto e la repressione diventano l’unico terreno praticato dal governo, diventa chiaro che il conflitto rimane l’unica strada da percorrere, per tutti.

Per USB questa è da sempre la strada maestra, in compagnia di quanti già percorrono questo cammino, auspicando di incontrarne tanti altri.

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