SEVEL: PENSIERI E PAROLE...

Chieti -

E’ opportuno continuare a far sentire, in questo clima di indifferenza generalizzata, di rassegnazione e di ‘sonno intellettuale’, una giusta voce di dissenso che non solo contesti il bieco sistema di lavoro/produzione in cui stiamo sprofondando, ma che tenti, anche se con la protesta, di salvaguardare la vita stessa di questo stabilimento.

Esiste un grave e legittimo sospetto che offusca il nostro comune orizzonte lavorativo, cari colleghi di lavoro (operai, quadri e dirigenti) e colleghi sindacali, un sospetto che viene proprio dal come è stata modificata l’organizzazione del lavoro qui in Sevel in questi ultimi 9 anni (cioè dall’accordo aziendale del 2005) e che lascia immaginare se non addirittura intravvedere, dopo quasi 35 anni, la chiusura stessa di questo production plant (impianto produttivo). In parole povere e ‘operaie’, il sospetto è questo:

Non è che questo stabilimento, a breve ed in modo imperativo: ‘deve’ chiudere?

Non è che il taglio dei tempi, la cattiva organizzazione del lavoro, la pessima applicazione di un sistema (l’ERGO-UAS) lasciata volutamente alle menti ed alle decisioni di svariati tecnici incompetenti, serva proprio a creare i presupposti affinché questo stabilimento ‘imploda in se stesso’?

Nutrendo poi magari anche la possibilità (per qualcuno che si trova molto in alto) di scaricare le colpe su dipendenti che, nonostante avranno dato vita, sangue e cervello su posti di lavoro ormai diventati schiavizzanti, verranno accusati con i studiati ‘pretesti’: dell’assenteismo, ‘dell’incapacità’ di produrre con qualità, di saper gestire produzioni, ecc.

ovvero del fallimento dell’intero impianto produttivo.

Questo è un legittimo sospetto, viste ad esempio gran parte delle saturazioni dell’officina montaggio, dove i tempi assegnati sono ormai da tempo insufficienti a far si che venga rispettato il corretto ciclo di esecuzione di moltissime operazioni, ciclo peraltro riportato in ciascuno dei cartellini di operazione presenti nelle rispettive ute dell’officina montaggio.

Lavorando in questo modo è impossibile lavorare sia con qualità e sia in sicurezza!!!

Nonostante ciò, inoltre non va nascosta né l’accellerazione della linee che stranamente avvengono giornalmente, ne il cattivo funzionamento dei tabelloni/ute digitali che ormai da più di un mese ‘imperversa’ nell’officina montaggio e che non permette più un corretto controllo/calcolo dell’effettiva velocità/produzione.

Secondo un detto abruzzese quindi:

Cornuti e Mazziati!!!

Con queste riflessioni invitando quindi tutti, ma proprio tutti a riflettere affinché prima o poi si inizi a lottare insieme tornando ad una vera Solidarietà semplicemente per salvaguardare un Sacrosanto Legittimo Umano POSTO DI LAVORO, dichiariamo per chi vuole:

S C I O P E R O

Nell'officina Montaggio mercoledi 30 luglio 2014 dalle ore 16.30 alle 18.00