Startech Trieste: basta promesse e scatole finanziarie. L’attuale proprietà deve andarsene
Il tavolo di oggi al MIMIT ha certificato quello che USB sostiene da tempo: l’attuale gestione di Startech non è più in grado di offrire alcun elemento credibile di certezza industriale, finanziaria e occupazionale.
Dopo mesi di annunci, progetti di rilancio mai partiti, stipendi non pagati e produzione sostanzialmente ferma, anche oggi abbiamo assistito all’ennesima successione di ipotesi: un finanziamento da 20 milioni di euro "proveniente dalla Svizzera", il possibile coinvolgimento di un altra società di consulenza riconducibile allo stesso Vianello, nuovi potenziali investitori internazionali, partecipazioni da utilizzare come garanzia, fino alla conferma che la strada “di default” resta comunque quella dell’amministrazione straordinaria.
USB lo ha detto con chiarezza al tavolo: questa non è una prospettiva industriale. È una successione di ipotesi.
Non è più accettabile che il futuro di oltre 300 lavoratori dipenda ogni settimana da un nuovo annuncio, da un possibile finanziatore, da una nuova società o da una nuova scadenza.
Per questo abbiamo posto una questione netta: il problema oggi non è più come sostenere l’attuale gestione, ma come separare il futuro industriale dello stabilimento dall’incertezza che ha caratterizzato l’attuale proprietà.
Serve un soggetto industriale vero, capitalizzato, in grado di mettere sul tavolo bonifici reali per le buste paga, commesse, investimenti, occupazione, macchinari e tempi verificabili. Tutto ciò che fino ad oggi è mancato.
Nel corso dell’incontro sono emerse inoltre fortissime perplessità sulla possibilità che Vianello e la sua società di consulenza, possa sostenere un’operazione finanziaria da svariati milioni di euro. La stessa proprietà ha ammesso che l’operazione non è ancora definita, che il finanziatore svizzero non ha ancora accettato la controproposta e che tutto dipenderebbe dal valore di alcune partecipazioni societarie che, al momento, non sono state rappresentate documentalmente al tavolo...
Basta. Non siamo disponibili a sostituire un’incognita con un’altra.
Ancora più grave sarebbe pensare di utilizzare gli asset dello stabilimento come garanzia per finanziare un percorso che non offre alcuna certezza di rilancio. Su questo la Regione FVG è stata chiarissima: non si può uscire da questa situazione ipotecando lo stabilimento.
Anche il MIMIT ha chiesto alla proprietà di non assumere ulteriori iniziative e di trasmettere immediatamente la documentazione destinata al Tribunale di Trieste per l’avvio dell’amministrazione straordinaria, con l’obiettivo di arrivare alla presentazione dell’istanza nei primi giorni di ottobre.
È esattamente il punto che USB ha posto al tavolo.
Dopo quanto accaduto nell’ultimo anno, non esistono più le condizioni per affidare il futuro dello stabilimento a promesse continuamente rinviate.
Occorre mettere in sicurezza economica i lavoratori, gli asset industriali e le professionalità costruite in questo sito, e aprire rapidamente una fase nuova.
L’amministrazione straordinaria deve servire a questo: non a parcheggiare i lavoratori, come provocatoriamente è stato detto al tavolo, ma a togliere lo stabilimento da una gestione che non ha prodotto il rilancio promesso e a costruire finalmente una vera reindustrializzazione.
Respingiamo quindi anche la falsa alternativa tra lavoro e “sussidi”.
USB vuole che a Trieste si torni a produrre. Ma per farlo servono un progetto industriale vero e un soggetto credibile che se ne assuma fino in fondo la responsabilità.
Il tempo degli annunci è finito.
Ora l’attuale proprietà deve fare un passo indietro e consentire che si apra una nuova fase capace di salvaguardare occupazione, patrimonio industriale e futuro produttivo dello stabilimento.
USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale